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20 Apr

Quando valorizzare il prodotto all’estero diventa necessario

La ventesima giornata di Serie A va in archivio sancendo nuove certezze di cui si era avuto sentore sul finire del girone di andata: volano Napoli e Juventus, entrambe alla quarta vittoria consecutiva, staccando in maniera ormai definitiva Inter e Roma, viceversa alle prese con una crisi ormai da lungo tempo: nerazzurri senza vittorie da 5 turni, in cui hanno collezionato 3 pareggi e 2 sconfitte; giallorossi con 5 punti nelle ultime 5 gare, 2 sconfitte nelle ultime 3. Vince, e bene, solo la Lazio sul campo della Spal, così insidiando il terzo posto dell’Inter: sarà sorpasso vincendo il recupero con l’Udinese in programma il 2 gennaio.

È ormai fuga a due, e sarà così probabilmente fino a maggio. C’è da sperarlo, per mantenere vivo l’interesse sul campionato, in Italia come all’estero. Con le altre che si sono sfilate dal gruppo di testa, la serie A resta l’unico grande campionato del vecchio continente in cui tutto è ancora da scrivere, domenica dopo domenica, restando col fiato sospeso, pensando l’una all’altra, guardando l’una e l’altra.

In Inghilterra la Premier League è decisamente indirizzata a prendere la strada del Manchester City, che con ben 62 punti in 22 giornate sopravanza di ben 15 lunghezze i cugini dello United. Guardiola ha ben 5 partite di vantaggio su Mourinho.

In Germania la Bundesliga è saldamente nelle mani del Bayern, campione d’inverno con 11 punti sullo Shalke 04. Il vecchietto Heynckes subentrato ad Ancelotti colleziona successi in serie demolendo gli avversari uno dietro l’altro.

In Spagna è il Barcellona a guidare la Liga con ben 9 punti di vantaggio sulla seconda squadra di Madrid, mentre il Real campione di Spagna, d’Europa e del mondo in carica sembra aver già abdicato.

In Francia la Ligue1 , dopo 1 solo anno, ritrova suo padrone il Psg, che arriva alla sosta invernale col titolo d’inverno in tasca e 9 punti da gestire sulla coppia di seconde Monaco-Lione.

La Serie A è l’unico grande torneo in cui la lotta al titolo è serrata, aperta, non scritta. Seppur fortemente minata nelle ultime settimane dalla pessima utilizzazione del Var. In un momento di grande difficoltà sul piano internazionale del calcio italiano, certificato dall’esclusione della nazionale dai mondiali di Russia 2018, dalla lunga crisi della Federcalcio dilaniata da lotte interne dopo anni di disastri su programmi e riforme annunciati e mai attuati, con una Lega spaccata tra il fronte delle grandi e quello delle piccole, eternamente divisi dalle modalità di spartizione dei proventi economici da diritti televisivi, la serie A rappresenta l’unico motivo di interesse per rilanciare l’immagine del calcio del Belpaese.

L’occasione è ghiotta e può diventare un volano per aumentare l’appeal del prodotto nostrano, rivalutarlo intrinsecamente in termini economici. Si può, nella particolare condizione comparativa attuale tra i 5 più grandi campionati nazionali del mondo, trovare nuovi investitori, far aumentare il valore dei diritti televisivi all’estero, specie in quella parte del mondo asiatico affamata del grande calcio delle stelle d’occidente.

Una Federazione forte dovrebbe far essere in grado di compattare tutto il sistema, pretendere di mantenere alto il livello di competitività del torneo, garantendo trasparenza innanzitutto.

La serie di errori nell’uso e nella gestione del Var nelle ultime settimane, in cui si ricordano i casi Fazio (Roma-Cagliari); i fatti del derby di Coppa Italia Juventus-Torino; il caso del presunto mani di Mertens in Crotone-Napoli (pallone che sbatte prima sul corpo e poi involontariamente sul braccio) e dell’inspiegabile censura alla mossa da judo subita da Koulibaly in area crotonese (rigore netto di cui nessuno ne parla nei salotti televisivi nazionali in chiaro ed a pagamento); ultimo in Cagliari-Juve due episodi pro-bianconeri, la gomitata di Benatia ai danni di Pavoletti non vista né sanzionata, da cui nasce il contropiede da 3 punti per la Juve; il fallo di mani plateale in area di rigore juventina da parte di Bernardeschi a distanza ragguardevole dal piede che calcia il pallone (rigore ed espulsione per seconda ammonizione).

La Juventus che chiede ed ottiene i licenziamenti di Pistocchi e Ziliani dalle reti Mediaset, i commenti di Massimo Mauro sempre giustificativi a torto ed a ragione di tutto quanto avviene nei confronti della Juve, sono solo alcuni indizi dell’occupazione di poltrone autorevoli in tv in pieno stile italiano.

C’è il rischio concreto di minare la fiducia nella giustizia del Var, ormai esautorato dalla discrezionalità dell’arbitro che ne elimina la funzione dichiarando di aver visto e valutato egli stesso l’episodio. E c’è il rischio della Federazione (senza presidente) di perdere l’unica grande occasione di rilancio dell’immagine del calcio italiano.

È necessario provvedere a modificare nell’immediato il ricorso al Var per discrezionalità dell’arbitro. È necessario dare il potere al Var di intervenire d’obbligo e di fatto negli episodi palesemente giudicati in modo errato.

Per la credibilità del campionato. Per la visibilità all’estero. Per il valore del prodotto.

 

Antonio Sieno.